|
L'Isola
di San Pietro, pur essendo stata colonizzata prima dai Fenici, poi dai Punici e dai Romani,
rimase quasi deserta fino al 1736, quando Carlo Emanuele III decise di ripopolare l'isola
dell'arcipelago sulcitano per sfruttarne le terre
abbandonate, offrendola come rifugio ad una colonia di liguri di Pegli
che da circa duecento anni viveva nell'isola di Tabarka (sulla costa tunisina)
dove era dedita allo sfruttamento dei banchi coralliferi. 
Proprio il
progressivo esaurimento del corallo e i sempre più esigenti tributi
da versare ai Barbareschi, portarono alla decisione
di abbandonare l'isola di Tabarka.
Così nel 1738
si compose il primo nucleo abitativo composto da 126 famiglie di cui
100 famiglie Tabarkine e 26 famiglie Pegliesi
in tutto 473 persone.
Il 24 maggio
1738 i delegati dei Tabarkini giurarono fedeltà alla casa Savoia. Il
centro abitato che iniziò a sorgere prese il nome di "Carloforte"
in onore del re Carlo Emanuele III.
Nel 1786
venne
eretto una statua in memoria del re Carlo Emanuele III.
Nel 1793
l'sola di San Pietro venne occupata dai Francesi (dopo che lo stato
piemontese si era schierato contro la Francia durante la Rivoluzione
Francese). I Carlofortini non poterono opporre alcuna
resistenza. Prima dello sbarco degli invasori procedettero però a smontare il monumento al re e
a nasconderlo sottoterra. Purtroppo durante tale operazione la statua
perse il braccio destro.
Nel Settembre
1798 una grave tragedia si abbatté sull'isola. Una flottiglia di barbareschi
saccheggiò il
paese. Per ben tre giorni il paese subì ogni tipo di razzia con un congruo bottino e 933 prigionieri, in seguito venduti come schiavi.
Intanto
la notizia della tristissima vicenda si diffuse in tutta Europa
interessando, per il riscatto, il Papa, il re di Sardegna ed anche
Napoleone.
Finalmente
nel 1803 a distanza di circa cinque anni dalla cattura, fu
raccolto il denaro per la liberazione dei prigionieri.
Per
paura di altre scorrerie, si decise di fortificare il paese.
Fu innalzato un muro di cinta ancora oggi ben visibile: si estende dalla zona del
Porto alla zona del Castello fino
alla via Roma, con la presenza di ben sette fortini.
In ricordo del
periodo di schiavitù fu
eretto un santuario alla Madonna, tante volte invocata per la
liberazione dei prigionieri, detta "Madonna dello
Schiavo".
|