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Con
decreto n. 2189 del 05.11.1937/XVI dell'era fascista, il re Vittorio
Emanuele III istituiva il Comune di Carbonia. La citta fu
inaugurata il 18 Dicembre del 1938 dallo stesso Mussolini.

Il governo
fascista decise di far nascere il centro in previsione di imminenti
eventi bellici, per assicurarsi lo sfruttamento del carbone fossile
di cui è ricca la Sardegna Meridionale.
Fu approvato
un piano regolatore e fu autorizzata l'Azienda Carboni Italiani
ad espropriare le aree necessarie per far nascere il nuovo centro
secondo i più moderni criteri urbani. Qualificati tecnici ne
studiarono il particolare assetto urbanistico, con costruzione di
diversi tipologie di abitazioni
differenti per i dirigenti (collocate nella Via Napoli,
insieme alla stessa Villa Sulcis, oggi sede del Museo ma nata come
residenza del Responsabile delle Miniere), per la classe degli
impiegati e degli operai.
In trecento
giorni nacque il nuovo centro, intorno al vecchio villaggio
minerario di Monte Fossone.
Contemporaneamente
alla costruzione delle case si costruiva il nucleo centrale,
costituito dalla chiesa, il teatro, l'albergo, il municipio e la
Torre allora detta "littoria".
La città
ancora in costruzione era popolata da gente proveniente da diverse
parti della Sardegna per l'89% e per l'11% da famiglie di lavoratori
provenienti da diverse regioni d'Italia, accorse in occasione
dell'apertura delle miniere.
Dopo appena
due anni della sua nascita, la produzione del carbone passò da
465.000 tonnellate a 1295.000 tonnellate nel 1940, ed è in questo
periodo che la città ebbe la sua migliore floridezza.
Terminata la
guerra, seguì la crisi delle miniere. In quegli anni Carbonia
conobbe le dure lotte della classe operaia per rivendicare il
diritto a poter continuare a vivere dalle proprie miniere. Molte
famiglie furono costrette ad emigrare e la popolazione diminuì
di un terzo.
Dopo il
periodo di grande sviluppo, in cui la popolazione raggiunse i 48.064
abitanti provenienti da diverse parti della Sardegna e del resto
d'Italia, si giunse ad un periodo di grande crisi con la chiusura
delle miniere tra il 1971-72.
Da tale
periodo Carbonia, è
riuscita ad uscire, destinando le proprie risorse all'incremento dei
commerci e dei servizi, e grazie all'impianto del Polo Industriale
di Portovesme, diventando uno dei centri più importanti del Sulcis.
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